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Dettaglio notizia

06.07.2017

In Liguria si celebrano i sessanta anni della Fiat 500

Da domani e sino a domenica 9 luglio, oltre 1000 Fiat 500 storiche sono attese a Garlenda per il 34° Meeting Internazionale. Un appuntamento che coincide con il 60° compleanno dell'amatissima utilitaria, icona del Made in Italy.

Equipaggi da tutta Italia e dall'estero. La manifestazione è particolarmente sentita dai cinquecentisti stranieri e trasforma Garlenda nel luogo di incontro privilegiato per i Club di tutto il mondo. Il solo Fiat 500 club ha 21mila soci di cui oltre 1400 iscrittisi dall’estero nel corso degli anni. Scorrendo l'elenco degli iscritti al Meeting, si leggono le sigle di Paesi quali Francia, Belgio, Germania, Ungheria, Svizzera, Danimarca, Finlandia, Olanda, Austria, Spagna, Gran Bretagna, Sudafrica, Australia, nonché Lussemburgo, nazione d'onore 2017, il cui Club di cinquecentisti festeggia il ventennale.

Quando nacque, la super-spartana vetturetta doveva essere abbordabile per tutti e tutti li ha conquistati divenendo il simbolo della libertà di movimento per diverse generazioni. La "500" è stata festeggiata a Garlenda dal Club Italia dedicato alla iconica utilitaria. Buon compleanno, Fiat 500. Soprattutto, buon compleanno Fiat Nuova 500, per gli amici semplicemente “N”, ovvero la primissima versione della storica bicilindrica. 

Sono loro, le veterane del 1957, quelle che effettivamente spengono le 60 candeline e che – ormai rare ed ambite dai collezionisti – rappresentano la memoria di quello che fu un debutto non facile, anche se poi destinato a trasformarsi in un grande successo  di cui ancor oggi vediamo gli effetti. Quando nacque, la super-spartana vetturetta doveva essere abbordabile anche dai meno abbienti, ma senza far troppa concorrenza alla Fiat 600, che si collocava senz’altro su un gradino più alto.

“La 500 secondo il progetto originario non doveva essere un’automobile a tutti gli effetti. Doveva riempire un vuoto, fungere da ponte fra il mondo delle motociclette e degli scooter da una parte e quello delle quattro ruote dall’altra. Un motore bicilindrico il cui rumore riecheggiava vagamente quello delle motociclette; due soli posti, finiture e servizi di bordo ridotti all’osso ed il vantaggio rispetto ad un biciclo di non prendere sulla faccia l’aria gelida dell’inverno e di potersi concedere la libertà di guidare senza tenere ferme le buste della spesa fra le gambe” spiega Carlo Giuliani. E per sistemare gli eventuali bambini, giusto la panchetta posteriore (non si poteva parlare di sedile!), destinata a dire il vero ai bagagli. Troppo poco per venire incontro alle esigenze di un popolo sì con pochi soldi, ma non disposto a scendere a simili compromessi. Bisognava, insomma, che quella seppur graziosa “scatoletta” sapesse un po’ più di… automobile. Continua Giuliani. “ A soli quattro mesi dal lancio, una piccola ma sapientissima correzione di tiro trasformò un insuccesso destinato ad uscire di produzione dopo poco tempo in uno dei modelli più venduti in assoluto nella storia dell’automobilismo europeo”. Ecco dunque che si ribattezzò “Economica” la macchinetta molto minimal degli esordi ed arrivò la “Normale”, con qualche fregio in più all’esterno, i finestrini discendenti, il sedile posteriore ed un motore più performante. Niente di clamoroso, forse, ma bastò per invogliare gli Italiani a firmare qualche cambiale ed infine a mettersi al volante del cinquino. Da quel punto in poi, di versione in versione (D, F, L, R, Giardiniera) e talvolta con l’intervento tecnico e creativo di brillanti carrozzieri (Vignale, Ghia, Moretti, Canta, Baldi…), è stata un’affascinante avventura lunga un ventennio, proseguita poi sulle strade del mito fino a giorni nostri.

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